L’emergenza legata al virus Ebola è tornata di stretta attualità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente dichiarato l’epidemia in corso in Africa Centrale (in particolare nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda) come un’Emergenza Sanitaria Pubblica di Rilevanza Internazionale (PHEIC).

I virus Ebola sono responsabili di febbri emorragiche gravi nell’uomo e sono tra gli agenti patogeni più letali al mondo. Sebbene si tratti di una zoonosi, cioè una malattia trasmessa dagli animali, e i principali serbatoi naturali sono alcune specie tropicali di chirotteri frugivori (pipistrelli della frutta). L’infezione nell’uomo è molto contagiosa e può diffondersi nella popolazione attraverso il contatto diretto con fluidi corporei (sangue e secrezioni biologiche) di individui infetti o con superfici e materiali contaminati.

Le manifestazioni iniziali sono aspecifiche e simil-influenzali, caratterizzate da febbre, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola, per poi evolvere rapidamente in gravi disturbi gastrointestinali, disfunzioni d’organo e, in alcuni casi, manifestazioni emorragiche, con tassi di letalità molto elevati.

L’epidemia attuale sostenuta dalla variante Bundibugyo tende ad avere un tasso di letalità leggermente inferiore rispetto al ceppo Zaire (storicamente intorno al 25-40%), ma la situazione sul campo è resa critica dall’assenza, al momento, di vaccini o terapie specifiche approvate per questa specifica variante. Nel focolaio odierno si registrano già centinaia di casi sospetti e oltre un centinaio di decessi.

Le iniziative del Ministero della Salute in Italia

In risposta alla dichiarazione di emergenza dell’OMS, il Ministero della Salute italiano ha immediatamente innalzato i livelli di allerta. Seguendo il principio della massima cautela per prevenire l’importazione del contagio, sono state disposte le seguenti misure attraverso una specifica circolare interna:

  • Sorveglianza sanitaria obbligatoria: È stato introdotto l’obbligo di monitoraggio per tutto il personale di organizzazioni governative, ONG e cooperanti che rientrano in Italia dai territori della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda. La sorveglianza viene applicata per 21 giorni (il periodo massimo di incubazione del virus).
  • Protocolli aeroportuali stringenti: Per i passeggeri che presentano sintomi sospetti durante il volo dalle aree a rischio, è previsto l’atterraggio obbligatorio in hub sanitari attrezzati (come Roma Fiumicino o Milano Malpensa) con immediato isolamento.
  • Schede anamnestiche a bordo: Gli operatori in rientro hanno l’obbligo di compilare e aggiornare a bordo una scheda sul proprio stato di salute, monitorando costantemente la temperatura corporea anche durante gli scali.
  • Rete territoriale delle ASL: Per chi rientra con mezzi diversi dall’aereo o per il follow-up sul territorio, le ASL competenti attivano protocolli di monitoraggio clinico a distanza per intercettare sul nascere qualsiasi anomalia.

Il Ministero ha specificato che, in linea con le direttive dell’OMS, non sono previste chiusure delle frontiere o restrizioni generalizzate ai viaggi commerciali, ritenute scientificamente non efficaci. Si punta invece sul tracciamento mirato, sull’isolamento precoce e sulla prontezza della rete ospedaliera nazionale per le malattie infettive.